Là dove l'acqua di Tevero s'insala...Il quartiere di Fiumara Grande a Fiumicino, dall'atmosfera vagamente pasoliniana, si sviluppa sul litorale laziale vicino a Roma. Il borgo marinaro è un concentrato di bellezza immerso nel degrado che l'abbandono di quest'area ha causato. Il vecchio faro abbandonato da 50 anni è assediato da ogni tipo di rifiuto accumulato dal mare e dall'incuria degli uomini, alla sua destra si stagliano malinconici grandi ragni, sono le vecchie reti della memoria cinematografica ormai non più funzionanti.
Qui il mondo sembra essersi fermato. La varietà del paesaggio e le sue funzioni hanno reso la zona attraente per le aziende che agiscono con scopi speculativi per creare un nuovo porto. Il primo progetto risale ai primi anni '70, negli anni successivi i lavori furono affidati a diverse imprese e bloccati da sequestri e occupazioni. L'occupazione, che ha visto alti e bassi, si è conclusa nel 2017 con la concessione del libero accesso in prossimità delle reti da pesca, un sogno durato poco visto che la compagnia Royal Caribbean Cruises ha acquistato l'area e proposto un nuovo progetto che sulla carta sembra avere un impatto sul territorio ancora più importante dei precedenti. Il progetto prevede la realizzazione di un porto turistico-crocieristico con circa 700 posti barca, in grado di accogliere anche grandi navi da crociera alte fino a 72 metri, più del doppio dell'altezza del vecchio faro, che resterà un simbolo storico della zona. I comitati ambientalisti e il "Collettivo No Porto" denunciano un forte impatto negativo sulla zona, prevedendo inquinamento, colate di cemento, aumento del traffico, azzeramento delle attività balneari e una perdita della memoria storica legata al faro e ai bilancioni, attività tradizionali sul litorale. Essi evidenziano anche i rischi idrogeologici, l'impatto sulla mobilità, le emissioni inquinanti di grandi navi (ossidi di azoto, zolfo e polveri sottili) e la minaccia all'ecosistema costiero e marino. Nell'ultimo anno, anche grazie alle mobilitazioni per il clima, diversi collettivi e comitati di quartiere si sono attivati per ottenere la revoca della concessione e la proposta di recupero dell'area attraverso interventi di tutela delle caratteristiche strutturali, paesaggistiche e archeologiche. In questo contesto si inserisce l'esperienza di Gianfranco Miconi, un naturalista appassionato che ottiene una concessione su larga scala e la sceglie come sua dimora. È da qui che diventa custode e depositario della storia del territorio. |
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